martedì 23 giugno 2015

La Taverna degli Autori - Come vento ribelle - di Francesca Prandina


Oggi è ospite della rubrica Francesca Prandina che presenta il suo romanzo ambientato durante la guerra di secessione americana, “Come vento ribelle”.

Sinossi. Nevada, 1858. Sabrina è una ragazzina vivace e ribelle che vive con sua madre Marie in terra di frontiera. Cresciuta separata dal padre, ufficiale dell’esercito, e dai suoi fratelli, si trova costretta a seguirli al Forte quando Marie parte per Boston per accudire la madre malata. Quell’ambiente prettamente maschile le farà mettere in discussione l’educazione femminile che la madre le aveva inculcato e la relativa libertà conquistata le donerà momenti spensierati in compagnia dei suoi fratelli. Tuttavia, la guerra tra Nordisti e Sudisti giungerà presto a disturbare la sua quiete e lei, giovane e testarda, passerà attraverso i dolori più atroci pur di affermare il suo ruolo di donna in una società patriarcale che può soltanto condurre guerre e rinnegare la pace. Francesca Prandina traccia il profilo di una donna coraggiosa pronta a tutto, anche ad arruolarsi, pur di non chinare il capo e di conquistare la propria indipendenza, in un romanzo sconvolgente che ricorda al lettore tutte quelle donne che, come Sabrina, hanno contribuito a restituire al genere femminile il suo diritto alla vita e alla libertà.

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L’autrice. Francesca Prandina, danzatrice, coreografa e insegnante di danza è nata a Schio (VI) il 13 agosto 1979.
Diplomata al Liceo Classico F. Corradini di Thiene, consegue la Laurea in Scienze della Comunicazione presso lo IUML di Milano nel 2004 (votazione 110 e lode).
Lavora nel campo della comunicazione per alcuni anni prima di dedicarsi interamente alla sua prima passione: la danza. Fonda, con la sua socia e migliore amica Laura Quadrelli, l’Associazione Backstage Arte in Movimento per portare avanti con impegno e passione la formazione di giovani danzatori e dare sfogo alla sua creatività con coreografie e spettacoli.
Grande divoratrice di libri di ogni genere e appassionata di storia, scrive fin da bambina.
Vive con il marito e due figli a Vanzago (MI). 

L’intervista. Com’è nata l’idea per questo romanzo?

Questo è un romanzo che affonda le sue radici nella mia infanzia, quando passavo ore a giocare da sola in giardino e inventare storie. In particolare questa storia è nata quando a mio fratello maggiore hanno regalato un forte dei Playmobil, bellissimo… io avrei tanto voluto giocarci ma era suo e le sue cose non si potevano toccare! Per tenermi buona mi aveva regalato l’unico personaggio femmina della serie, una piccola soldatina blu, ma io avevo capito che mi donava quel personaggio solo perché era l’unico che a lui non interessava… era solo una femminuccia! Non so cosa mi è scattato, ma ho pensato che con quella gli avrei smontato il forte! Quella ragazzina avrebbe fatto vedere a tutti di cosa era capace…

Si tratta di una saga o di un romanzo autoconclusivo. Hai in progetto un sequel/prequel o uno spin-off su questa storia?

E’ un romanzo autoconclusivo e penso che non ci sarà un sequel: la mia protagonista ha tanto combattuto e ora ha bisogno di deporre le armi e godersi le sue piccole conquiste!

Quali sono i personaggi che ami di più della tua storia?

Io adoro Sabrina (come non potrei? Ho narrato la sua storia!) e amo i suoi fratelli che mi ricordano un po’ il mio: fratelli maggiori, prepotenti, iperprotettivi, ma con cui divertirsi un sacco.

Che cosa troveremo nel romanzo?

E’ innanzitutto una storia di coraggio e determinazione e spero che possa essere d’ispirazione a tutti coloro che hanno bisogno di una piccola spinta per buttarsi nell’azione, perché a volte si sta troppo a rimuginare su ciò che dovremmo e vorremmo fare, valutando pro e contro, mentre è solo agendo che si provocano i cambiamenti desiderati o per lo meno si tenta.
È anche una storia di relazioni, un’indagine dei rapporti tra padre e figlia, delle alleanze tra fratelli, della possibile intesa con un uomo.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere quest’opera?

Questo è un tasto dolente… se considero l’inizio della scrittura devo rispondere più di vent’anni… però ho fatto anche una lunga pausa in questo periodo! Direi che l’ultima fase del lavoro, in cui ho riscritto la storia più volte supportata da nuove fonti storiche, è durata 4 anni.

Come mai hai scelto di pubblicare con un editore? Quanto è stata difficile la scelta della casa editrice? Pubblicheresti mai un’opera in self?

Ho deciso di cercare un editore che volesse investire sul mio romanzo per avere una conferma personale, dopo tanto tempo passato a scriverlo avevo bisogno di sapere che per qualcun altro valeva la pena spenderci tempo e denaro… Adesso che conosco un po’ di più l’ambiente editoriale credo che potrei anche provare la strada del self, ma non l’avrei mai fatto con questo romanzo: era troppo importante per me! E non avrei pubblicato nemmeno a pagamento.

Cosa ti ha spinto a cimentarti nell’impresa di scrivere un romanzo storico? Come mai hai scelto proprio quest’epoca e quali sono gli altri contesti storici che ami e di cui vorresti scrivere?

Amo i romanzi storici perché sanno farmi staccare dalla realtà pur trovandoli attualissimi per quanto concerne sentimenti e relazioni umane, quindi come potevo non scriverne uno? Ho scelto quest’epoca perché mi intriga molto, è un momento di passaggio molto forte, dopo la Guerra di Secessione nulla sarà più come prima. È come un’anticipazione della Grande Guerra, sconvolgente e totale, una guerra fratricida che ha cambiato il volto degli Stati Uniti e la storia della mia protagonista è in piccolo il suo specchio: la storia di una ragazza in guerra con tutti e in particolare con la sua famiglia per l’avvento di una nuova era della sua vita di donna.
Altri contesti storici che amo sono quelli più antichi, come la civiltà Egizia e la cultura greco-romana, mi piacerebbe scrivere qualcosa legato all’antico Egitto, anche se penso sia un’impresa titanica vista la scarsità di fonti!

Quali sono gli aspetti del tuo romanzo che ami di più e che vorresti far arrivare al cuore dei tuoi lettori?

Il rapporto di Sabrina con suo padre mi è molto caro, il suo bisogno di affetto, gli scontri, la paura di deluderlo, la rabbia verso le restrizioni imposte… credo che Sabrina incarni la perfetta adolescente aggressiva ma piena di dubbi, arrogante ma fragile e il fatto che lo scoglio più grande per ottenere la sua desiderata libertà sia rappresentato proprio dal padre, figura che lei teme ma ama, rende la sua lotta piena di ambiguità.

Parlaci un po’ di te e delle altre tue opere.

Io sono insegnante di danza, ballerina e coreografa, mamma di due splendidi bimbi che mi fanno impazzire tutto il giorno e moglie di un uomo fantastico che mi sostiene e con cui condivido moltissime passioni (lui è musicista e insieme realizziamo anche performance). Come vento ribelle è la mia unica opera dal punto di vista letterario, dal punto di vista della danza invece ho realizzato molte coreografie di cui vado fiera, mi piace sperimentare con il corpo e la musica, affrontare temi particolari e interpretare personaggi sempre diversi. Per esempio l’anno scorso ho creato una coreografia fluida sulle relazioni umane, l’amore, l’amicizia, l’incontro, mentre adesso sto lavorando sul tema di donne intrappolate in un mondo meccanico che si trasformano in esseri bellissimi ma crudeli, che si cibano dei più deboli…. Insomma ogni tanto mi faccio paura da sola! Ho un’anima dark, anche se ho purissima del buio!!!

Lasciaci assaggiare il tuo romanzo. Regalaci tre citazioni (quattro/cinque righe) tratte dalla tua opera.

Sul corsetto
“si rifiutava di capire l’utilità di quello scomodo capo di biancheria: le impediva di respirare normalmente e la rendeva rigida nei movimenti, costringendola a starsene seduta tranquilla con un noioso lavoro di ricamo o camminare composta piuttosto che correre veloce da un lato all’altro del forte. Quelle stecche di balena segnavano i confini della piccola prigione che limitava ogni donna e lei non capiva l’ostinato desiderio delle sue simili di strozzarsi lì dentro per avere un vitino da vespa…”

travestita da uomo e arruolata
Stropicciandosi gli occhi si guardò intorno e rimase a fissare la scena in un misto di orrore e imbarazzo. Era circondata da uomini in mutandoni di flanella che si vestivano, stiracchiavano e grattavano pigramente le natiche. Non aveva messo veramente a fuoco la sua situazione fino a quel preciso momento… La sera prima si era infilata nello stanzone al buio e adesso la verità si spiegava cruda davanti ai suoi occhi. Era solo un’imbrogliona che era riuscita a penetrare in un luogo dove nessuna signora per bene avrebbe mai osato mettere neppure la punta di uno scarpino.

Con sua madre
Marie si fermò a guardarla, grondante d’acqua e schiuma, sua figlia era un pozzo scuro di emozioni represse dietro a una corazza di silenzi. Scosse la testa sconfitta, le porse un telo pulito e la lasciò sola dicendole di asciugarsi.


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