lunedì 4 maggio 2015

Dietro le quinte - #PillolediFortune - La porta del non ritorno e la tratta degli schiavi

La chiamano la porta del non ritorno» Selkirk diede alla voce un tono lugubre e sinistro guardando Atkins con una faccia seria e contrita. Il chirurgo della Swallow fissò gli occhi curiosi sulle mura che si ergevano a difesa della costa.
I cannoni erano bocche spalancate che osservavano minacciose il gruppo di scialuppe che si stavano avvicinando all’entrata.
«Perché questo nome?» domandò Atkins.
«Non lo sapete sul serio?»
«No!»
Alexander indicò l’enorme schiavo nero che il chirurgo si portava sempre appresso. La faccia seria e le mascelle squadrate del capitano Tomba gli mettevano inquietudine. «È qui che la maggior parte degli schiavi neri viene ammassata prima di partire per le Indie» raccontò.
Le mascelle di Tomba ebbero un fremito e Selkirk si chiese se l’uomo avesse capito il senso delle ultime parole che aveva pronunciato.
[...]«Venite Atkins, vi faccio vedere una cosa» Alexander prese il medico per un braccio e lo fece affacciare in una delle costruzioni più piccole. Nel centro del pavimento si apriva una grata e da sotto provenivano urla e parole in lingua sconosciuta. Il chirurgo si affacciò, sotto vide centinaia di mani, gambe e volti, ammassati uno sugli altri. 
«I vasconi degli schiavi» spiegò Selkirk.[....]
(da The Rolling Sea - Royal Fortune)

La porta del non ritorno.Questo brano tratto da Royal Fortune, il mio ultimo romanzo dedicato alla vita di John Roberts, pirata realmente esistito, descrive il castello di Cape Coast, in Ghana. Si tratta di un castello fortezza, costruito dagli svedesi e in principio usato per il commercio di legname oro.

Con gli inglesi e la Reale Compagnia Africana divenne la base del commercio degli schiavi. Veniva chiamato "porta del non ritorno" perché nel castello venivano ammassati gli schiavi catturati in Africa e in attesa di essere incatenati nelle navi "negriere", per poi essere trasportati nel cosiddetto "Nuovo Mondo".

Era l'ultima tappa di un viaggio triste e pieno di sofferenze, spesso gli schiavi erano catturati da tribù rivali, che si accordavano con i bianchi per vendere i prigionieri.
Il castello di Cape Coast, con le sue mura e i cannoni minacciosi, erano l'ultima cosa che gli schiavi vedevano prima di lasciare l'Africa per sempre.

Nel XVIII secolo si raggiunse il punto più alto di questo commercio.  
Furono proprio i Britannici che, dopo aver "ingrassato" l'impero con questo odioso commercio, iniziarono una politica di abolizionismo.

L'abolizione della tratta. Nel 1772, in Inghilterra, venne decretato il seguente principio "ogni schiavo fuggitivo che riesca a calcare suolo inglese sarà considerato un uomo libero". Nel 1789 venne fondata l'associazione per l'abolizione della tratta, nel 1807 la Camera dei Comuni promulgò il divieto di attracco delle "negriere" nei porti inglesi e nel 1815 la Marina Britannica si occupò di far rispettare il "divieto internazionale di commercio degli schiavi" su mandato del congresso di Vienna.

In America la questione dell'abolizione portò alla guerra di secessione tra Nord e Sud. Il risultato fu "La proclamazione di emancipazione" per gli ex- Schiavi.




I pirati. I predoni del mare ebbero un ruolo anche in questo tipo di commercio. Gli schiavi erano merce, esattamente come lo zucchero, le stoffe, il tabacco e le pietre preziose. Molti capitani pirata si limitavano perciò a saccheggiare le "negriere" del carico umano per rivenderlo al miglior offerente sui mercati di contrabbando dove gli schiavi erano molto richiesti. 

In altri casi gli uomini di colore venivano arruolati tra le fila dei pirati. Spesso però erano relegati ai compiti più umili e gli veniva impedito di indossare armi.
Vi erano poi capitani che, invece, vedevano negli schiavi neri arruolati una grossa opportunità. Uomini forti, abili al combattimento e di certo carichi di rancore. Delle vere proprie "armi" da usare durante l'arrembaggio. In questi casi gli ex-schiavi si integravano con il resto della ciurma, divenendo uomini liberi che godevano degli stessi diritti dei bianchi.

Uno dei capitani che ebbe questo atteggiamento nei confronti degli schiavi fu proprio John Roberts:

Roberts riprese la parola. «Dai dei moschetti a loro, piuttosto» indicò gli uomini di colore, impegnati a lavare il giardinetto.
«Sono negri!» Anstis fece un’espressione di disgusto.
«Lo so, e qui tutti abbiamo lavorato sulle negriere, sappiamo come vengono trattati. Ditemi, avete mai assistito a una loro rivolta?» Roberts si stava infervorando, gli occhi saettavano su ogni volto, pronti a trovare uno sguardo d’intesa.
Valentine rispose a quella muta richiesta d’appoggio. «Io ne ho vista una: hanno fatto a pezzi un loro carceriere».
«Immaginatevi di essere presi dal vostro villaggio, strappati alla vostra famiglia. Vi fanno camminare per mesi nella foresta, incatenati. Vi portano sui velieri, vi denudano, vi frustano. Che fareste se vi dessero la possibilità di ammazzare gli uomini bianchi che per anni vi hanno fatto questo?» la voce carismatica di Roberts aveva zittito persino gli altri della ciurma impegnati nel lavoro.
«Farei un massacro» rispose Little David.
«Sono una risorsa e ne avete già avuto la prova.»





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