mercoledì 11 marzo 2015

#ioleggoilromanzostorico Approfondimento: I giacobiti (1688-1746)



Cari amici del gruppo, 
in occasione dell’inizio della serie Outlander, vi propongo un approfondimento su uno degli argomenti principali della saga di Diana Galbaldon: il giacobitismo.
Le radici di questo movimento affondano nello scisma di Enrico VIII. Con la nascita della Chiesa Anglicana, l’Inghilterra diventa uno stato protestante, una trasformazione dolorosa e travagliata. Basta pensare ai protestanti messi al rogo da Maria Tudor, e ai gravi problemi che ha dovuto affrontare sua sorella Elisabetta per far tornare la pace in Inghilterra, a seguito dei gravi dissidi religiosi che avevano sconquassato il regno.
Fatta questa premessa, possiamo tornare ai Giacobiti che traggono il nome da Giacomo II d’Inghilterra, figlio di Carlo I Stuart, il re decapitato durante la rivoluzione di Olivier Cromwell, e fratello di Carlo II.
Giacomo eredita il trono d’Inghilterra nel 1685 quando suo fratello, pur avendo avuto circa dodici figli illegittimi, muore senza eredi ufficiali.
Giacomo però regna sull’Inghilterra per soli tre anni. Essendosi convertito al cattolicesimo durante l’esilio nei paesi continentali, a seguito della disgrazia accaduta al padre, la sua politica è fortemente a favore del cattolicesimo, e la cosa inizia a creare numerosi problemi. I protestanti si agitano e convogliano le loro forze sotto le insegne di James Scott,  primo duca di Monmouth, uno dei figli illegittimi di Carlo II. La rivoluzione non va a buon fine, i ribelli vengono sconfitti e Giacomo, dopo aver represso la sommossa nel sangue, adotta misure drastiche, come l’istituzione di un esercito permanente e attua una rivoluzione ai vertici delle più importanti istituzioni del regno, sostituendo le figure di spicco con personaggi di fede cattolica.
La situazione precipita quando Giacomo emana una dichiarazione di indulgenza che proclama la libertà di culto religioso nel regno. Alcuni nobili inglesi, ribattezzati i Sette Immortali, scrivono a Guglielmo d’Orange, marito di Maria, primogenita del re. Guglielmo giunge in Inghilterra e decide di radunare un esercito per deporre Giacomo. Ha inizio così la Gloriosa Rivoluzione che vede vittoriosi i protestanti.
Giacomo II è deposto ed esiliato e l’olandese Guglielmo d’Orange sale al trono insieme a Maria. La coppia non riesce ad avere eredi e così il trono passa alla sorella di Maria, Anna anche lei destinata a morire senza figli.
Arriviamo così al 1714. Secondo l’Act of Settlement del 1701, emanato dal Parlamento inglese, l’erede legittimo di Anna è un suo lontano cugino: Giorgio di Hannover che viene così incoronato re d’Inghilterra, tagliando fuori i discendenti cattolici di Giacomo II ancora esiliati in Francia.
Proprio sotto gli Hannover si inasprisce la rivolta giacobita. Giorgio è protestante e straniero. Non sa parlare inglese e si circonda di consiglieri tedeschi, numerose sono le canzoni e i libelli che lui e la sua amante Melusine. Il nuovo re non è molto popolare tra i sudditi inglesi ed è odiato da quelli scozzesi.
  La Scozia, da sempre cattolica, è terreno fertile per i ribelli che sostengono la causa  di Giacomo Francesco Edoardo Stuart, figlio di Giacomo. Dopo solo un anno di regno, Giorgio I si ritrova ad affrontare la prima rivolta giacobita che sfocia nella battaglia di Scheriffmuir, in Scozia, dove i ribelli vengono sconfitti. Un’altra rivolta viene tentata nel 1719, questa volta i giacobiti sono spalleggiati dagli spagnoli ma sconfitti di nuovo a Glen Shiel.
Tuttavia, è sotto il regno di Giorgio II di Hannover che la rivolta giacobita ha il suo picco maggiore. È proprio questo il contesto in cui la Gabaldon ambienta i primi romanzi della saga.
Nel 1744 le speranze giacobite si risollevano grazie all’appoggio dei francesi.
I ribelli si organizzano sotto la guida di Carlo Edoardo, nipote di Giacomo e soprannominato Bonnie Prince Charlie (il bel principe Carlo), il pretendente sbarca in Inghilterra con l’aiuto francese, dando inizio al cosiddetto “Quarantacinque”.
Il 1745 è un anno  di successi per il fronte giacobita. Carlo Edoardo sbaraglia l’esercito inglese e si impadronisce della Scozia, preparandosi a marciare verso Londra. Tuttavia, la sua scarsa strategia militare gli fa sprecare tutti il vantaggio ottenuto, invece di iniziare la marcia verso la capitale, ripiega verso la Scozia, perdendo tempo prezioso. Nonostante l’arrivo delle truppe francesi, Carlo passa l’inverno in Scozia ma gli inglesi ormai si sono mossi, pronti a difendersi.
L’esercito del Duca di Cumberland, figlio del re Giorgio II, è ormai arrivato Aberdeen.
Il mese di Aprile è quello cruciale, giacobiti e inglesi sono pronti allo scontro e ancora una volta Carlo Edoardo e i suoi capi non si dimostrano all’altezza della situazione. Perdono altro tempo prezioso, iniziando a discutere su quale sia il campo di battaglia migliore per iniziare lo scontro.
Il 16 aprile 1746  a Culloden, vicino a Inverness, ha inizio il combattimento  . Per i giacobiti è un massacro, l’esercito del Duca di Cmberland li schiaccia senza pietà, dopo una sola ora di battaglia, l’esercito  giacobita è massacrato.
Carlo Edoardo riesce miracolosamente a sfuggire, ma alle sue spalle si lascia 1.250 giacobiti morti, contro le sole cinquanta perdite inglesi.
Vengono catturati circa 568 ribelli e altri mille sono i feriti.
La repressione inglese è totale. Il duca di Cumberland ordina di sterminare tutti i feriti sul campo di battaglia, guadagnadosi il soprannome di Billy the Butcher, Billy il macellaio.
Gli inglesi continuano la repressione, attuando anche una serie di provvedimenti volti a sottomettere definitivamente la Scozia. L’intento è quello di abbattere gli usi e le tradizioni scozzesi, viene proibito di indossare il kilt e di suonare la cornamusa.
Il 16 aprile 1746 segna la fine definitiva delle rivolte giacobite. Carlo Edoardo, dopo aver passato cinque mesi da fuggiasco in Scozia, si rifugia in Italia, dove rimarrà fino alla sua morte nel 1788.
Vi lascio con una piccola curiosità, nell’ottobre 1745 viene pubblicato per la prima volta in Inghilterra l’inno “God Save the King” la sesta strofa recitava:
Signore, fa' che il Maresciallo Wade,
possa con il tuo potente aiuto
ottenere la Vittoria.
Possa egli soffocare la sedizione e come un torrente travolgente,
schiacciare i ribelli scozzesi,
Dio salvi il Re.
 »
Wade era il maresciallo che aveva riunito le truppe inglesi prima che il Duca di Cumberland ne prendesse il comando. La strofa viene eliminata nel XX secolo, quando diventa l’inno nazionale inglese.

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