mercoledì 17 aprile 2013

Diario di bordo - Perchè

Era arrivata l'ora in cui, di solito, andava a dormire, ma quella sera aveva un appuntamento, così il vecchio Sam si fece coraggio e si buttò sulle spalle un mantello logoro che, probabilmente, aveva la stessa sua età.
Sorrise al contatto con quel cotone lacero e consumato. Era un compare che gli aveva sempre coperto le spalle nei momenti peggiori, che non lo aveva mai tradito e non lo avrebbe fatto nemmeno quella sera.
Si avvicinò al tavolo, dove la luce di una candela illuminava il paniere. Controllò per l'ennesima volta il contenuto, Sam ci teneva che non mancasse niente. Il pane appena sfornato era ancora tiepido, il dolce che aveva acquistato con le sue ultime monetine era accoccolato in un angolo, separato dal resto, come a precisare che era lui l'ospite d'onore di quella cesta e infine c'era una camicia pulita. Non era nuova, era solo una delle meno consumate che possedeva e a cui aveva rattoppato qualche buco.
Coprì il cestino con un sorriso soddisfatto. Soffiò sulla candela e la stanza ripiombò nel buio.
Uscì in strada nel vicolo dai palazzi mezzi malandati, come lo erano i suoi occupanti. Gli passarono davanti i manovali che rientravano dal lavoro, ma nessuno gli badò.
La disgrazia, agli occhi della gente, era peggio della peste. Chiunque veniva colpito da essa, era isolato, cancellato, di modo che la sua sciagura non si propagasse ad altri.
Era quasi buio e il cammino era lungo, doveva affrettarsi o lo avrebbero lasciato fuori e non poteva permetterlo. Una lacrima impertinente scivolò dai suoi occhi verdi. Se l'asciugò con il suo palmo rugoso e affrettò il passo, stringendo i denti per i dolori che provava in tutto il corpo.
Sam era troppo vecchio per quella vita e non era nemmeno sicuro di riuscire a sopravvivere a quella sera.
Passò nella piazza principale, girò lo sguardo al porto, il mare rispecchiava gli ultimi frammenti oro e rame del tramonto e le navi alla fonda ondeggiavano piano. Gli apparvero come tante culle di bambini che una mano invisibile dondolava per farli addormentare sereni.
Il suo sguardo lasciò i velieri e si posò sul forte. Un brivido gli passò lungo la schiena, nemmeno il suo fedele mantello poté respingerlo.
Quella era la sua meta e ci arrivò dopo un altro faticosissimo quarto d'ora di cammino. La salita gli fece mancare il fiato e le guardie si ritrovarono davanti un vecchio stanco che non riusciva nemmeno più a parlare per colpa del fiatone.
Quando già stavano per ricacciarlo indietro, riuscì a dire il suo nome, a porgere il foglio dell'autorizzazione.
Una di quelle guardie, allora, lo prese per un braccio e lo portò con sé. Aprì una pesante porta di legno e scesero diverse rampe di scale , illuminate solo da fiaccole appese al muro, a intervalli regolari. Più scendevano, più i brividi del vecchio Sam aumentavano.
Capì che erano quasi arrivati dai lamenti che gli giunsero alle orecchie: preghiere, richieste di aiuto, di acqua, di cibo e urla di dolore.
Quando anche l'ultimo gradino fu alle spalle, i suoi occhi videro un corridoio strettissimo, mal illuminato dalle fiaccole, su cui si affacciavano numerose sbarre e da cui spuntavano le braccia smagrite degli occupanti delle prigioni.
Mani di diverso colore, di diverse età, ma tutte rivolte verso le guardie. Mani che invocavano la pietà e a cui veniva risposto con una bastonata che le respingeva nel buio.
Buio in cui, di tanto in tanto, Sam vedeva luccicare degli occhi, anche questi diversi fra loro ma tutti disperati.
Altre lacrime scivolarono sulle sue guance ma quando vide uno dei carcerieri afferrare una chiave, capì che il momento decisivo era arrivato e non volle mostrarsi così disperato.
Gli dissero che lui era lì dentro e lo spinsero avanti. Una delle guardie ringhiò, più che chiamare, il nome di suo figlio. Questi rispose con una voce debole, un soffio proveniente dall'oscurità di quell'inferno.
Finalmente la torcia rischiarò la cella, dentro vi erano tre persone, due dormivano, su dei giacigli di paglia insozzata da escrementi e sangue. Il terzo, Jho, era appoggiato al muro, da dove non poteva muoversi a causa dei ceppi che lo incatenavano.
-Padre. - mormorò.
Sam tremò tutto. Suo figlio era ridotto ad uno spettro, gli occhi pesti, la camicia a brandelli e insanguinata, le mani piene di escoriazioni.
Gli si avvicinò e posò il cestino a terra. - Ti ho portato delle cose. - spiegò Sam. Glie le mostrò e Jho gli sorrise, un piccolo raggio di luce su quel volto scuro.
I suoi occhi, verdi come quelli del padre, luccicarono sotto la tenerezza delle cose che gli venivano mostrate. Una pagnotta che non aveva senso mangiare, una camicia che sarebbe andata sprecata, un dolce il cui sapore lo avrebbe fatto piangere di malinconia.
Sam si sedette a fatica sul pavimento sporco della cella e rimasero così in silenzio per alcuni minuti. C'erano troppe parole da dire, troppe cose da ribadire e far capire. Se avessero voluto dirsi tutto, non sarebbe bastata l'intera notte e non avevano che venti minuti appena.
Il giovane e il vecchio si guardarono a lungo. Si erano capiti. I sentimenti erano passati dal cuore dell'uno a quello dell'altro e si sorrisero, si abbracciarono e piansero.
Infine le labbra del vecchio si schiusero a pronunciare le sei lettere che Jho temeva più di tutte. - Perchè?-
Quella parola era semplice, era corta, durava l'attimo di un respiro ma dentro c'era un mondo di parole non dette, di decisioni sbagliate, di possibilità non raccolte, di errori, di speranze, di delusioni. Era una parola che pesava come un macigno. Quel macigno si posò sul cuore di Jho che avrebbe voluto rispondere al suo vecchio padre e spiegargli perché si era imbarcato sotto il jolly roger, perché non era tornato indietro, perché si era divertito a fare il pirata, perché non aveva battuto ciglio davanti alle persone che aveva ucciso.
Voleva farlo, era la cosa che desiderava di più al mondo, ma si rese conto di non riuscirci. Alla fine, nemmeno lui sapeva perché. - Ti voglio bene, padre. Te ne ho sempre voluto. - fu la sua risposta.
Il vecchio Sam sorrise e pianse di nuovo. In fin dei conti, non serviva a niente sapere, capire, perché suo figlio l'indomani sarebbe morto impiccato.
L'unica cosa da sapere era che si volevano bene. Lui aveva continuato a volergliene anche quando era partito, anche quando non ne aveva saputo più niente e quando lo aveva visto in catene nel tribunale, accusato di pirateria.
Gli voleva bene anche in quel momento. Era suo figlio.
I venti minuti passarono, Sam fu fatto uscire dalle carceri e una volta fuori si appoggiò al parapetto del forte a guardare di nuovi i velieri. Continuavano a dondolare, dondolavano, dondolavano e lui aveva sonno. Chiuse gli occhi e si addormentò.

Il giorno dopo Jho salì sul patibolo e si chiese perché suo padre non c'era. Avrebbe voluto avere il conforto dei suoi occhi verdi prima di morire. Si chiese cosa avrebbe trovato alla fine di quella corda che lo avrebbe strozzato. Era stato religioso un tempo, ma poi non ci aveva più pensato. Non aveva la più pallida idea di cosa sarebbe successo dopo.
Tuttavia, se l'aldilà esisteva davvero, Jho avrebbe trovato suo padre ad aspettarlo. Il suo buon vecchio, adorato, padre che la sera prima si era addormentato sul forte di Gun Hill, chiedendosi perché la vita era sempre così complicata e la morte così semplice.

Fania

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