sabato 2 luglio 2011

Non solo pirati - L'ultimo giorno -

Piccola pagina di diario metà fantastica, metà realistica


Ecco ci siamo. No, no no… non posso. Non di nuovo. Dove cazzo è finita la mia dignità? Ah, sì, l’ho persa quando… Ma adesso è finita. Dovrei alzarmi di qui a testa alta, andarmene sorridendo, sbattendogli in faccia il mio odio.
Invece, sto qui con la testa china e i nervi a pezzi. Eccole qui le mie compagne di questi ultimi tre anni. Queste maledettissime piccole gocce di acqua salata che vanno ad imbrattare l’ultima lettera che ho scritto per lui.
Arriva. Ora si siede. Fa il suo sorriso falso. Mi chiama bambina, mi chiede come sto. Come cazzo vuoi che stia?
Non mi vedi?
Si alza, la sua mano sulla spalla. Cose che dice? Vedrai, troverai un posto migliore.
Certo, un altro peggio di questo non lo trovo.
Riesce anche a fare la faccia triste. Ripeti? Hai fatto il possibile per me? Hai combattuto per il mio contratto? Proprio tu che mi hai ingannato fino all’ultimo. Mi hai raccontato una marea di stronzate se non avessi avuto la forza di andare direttamente alla fonte a quest’ora avrei ancora sperato di rimanere qui.
Non hai una dignità? No, non c’è l’hai. Che domande faccio.
Io però faccio anche più pena di te. Non ero quella che non le manda mai a dire? Non è questo quello che pensano di me le persone che ho conosciuto?
Invece, guardatemi: non riesco nemmeno a dire una parola. Lacrime, solo dannatissime lacrime.
Fa finta di scappare. Esce prima perché non vuole vedere il mio addio. Un ottimo attore, non c’è che dire.
Mi alzo. Vado in bagno, Asciugo il volto.
Incasso gli abbracci dei colleghi. Qualche persona vera c’è anche in questo posto meschino.
Un saluto a Daniele. Il mio compagno di avventure di questi ultimi sette mesi. Dovrà fare tutto da solo. Gli verrà un attacco di stress, ne sono sicura. In questo ufficio hanno bisogno del mio lavoro, ma costo troppo: i miei settecento euro mensili sono una spesa troppo elevata…
Stampo le mail di saluto. Belle parole che mi commuovono ancora di più.
Le prendo, le piego, le metto nella mio quaderno. Da quando non scrivo lì sopra? Da quando tutte le mie energie sono convogliate in questa battaglia. Da quando ho iniziato ad odiarmi.
Prendo i miei effetti personali. Il mio cactus, la foto con le mie migliori amiche. Le penne, quelle che scrivono bene, comprate da me, dopo che hanno tagliato le spese di cancelleria.
Spengo il pc. Chiudo i cassetti e l’armadio. Un sacco di carte in disordine. Ci penserà lui a metterle in ordine. Voglio vederlo ora senza la sua segretaria.
Scendo le scale. Prima o poi qualcuno scivolerà e si spaccherà qualcosa. Non si sono nemmeno degnati di mettere le strisce antiscivolo.
Esco.
E’ finita.
Tutto sommato è quello che volevo. Ma il coraggio mi è venuto a mancare ultimamente.
Per fortuna mi hanno cacciato.
Che sarà di me, ora?
E chi lo sa. Iniziamo con il raccogliere i pezzi che ho sparso. Sono sicura che non cadrò più così in basso.
E’ arrivata l’ora di risalire.

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